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Abbiamo troppo pochi laureati

Abbiamo la metà dei laureati che dovremmo avere entro il 2020 in base agli obiettivi di Lisbona.Si tratta di dati estrapolati dall’ultima ricerca della Fondazione Agnelli che analizza gli effetti della riforma del 1999 (3+2 per intenderci). In realtà il nuovo tipo di laurea permette finalmente di affrontare una situazione drammatica: nel 2000 si laurea in Italia il 9% di chi ha fra i 25 e i 64 anni di età, solo un punto in più della Turchia, tanto per dire, e 10 punti in meno della media europea. La metà di chi si iscriveva abbandonava gli studi. Dall’introduzione del «3+2» le cifre sono diverse: sono calati dal 20 al 17% gli abbandoni dopo il primo anno di corso e dal 24 al 13% gli immatricolati inattivi, quelli che non conseguono crediti nell’anno solare successivo a quello di immatricolazione.  Ancora molto c’è da fare se fra gli italiani tra i 25 e i 34 anni chi ha almeno una laurea breve è il 20%, mentre in Germania è il 26%, negli Stati Uniti il doppio dell’Italia, il 41%, e nel Regno Unito il 45%. E in dieci anni sono successe anche molte altre cose: sono raddoppiati i corsi e le sedi, ad esempio. «L’espansione dell’offerta formativa ha superato di gran lunga la crescita delle iscrizioni», è scritto nel rapporto.

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