Politica

D’Alia vuole la fine della legislatura dell’Ars. Prima di lui, Bianco e Crisafulli. I senatori hanno il dente avvelenato per l’Assemblea?

Gianpiero D’Alia con un tono sprezzante, e potrebbe avere avuto le sue ragioni, ha detto che questa Assemblea farebbe meglio a chiudere i battenti in ventiquattro ore. Parole che si dicono, naturalmente. Ma qualche volta si pensano, Il coordinatore regionale dell’Udc, da qualche tempo, gioca con “cattiveria”, quella positiva che viene richiesta ai giocatori per fare male agli avversari ed andare in gol. Il fatto che voglia il successo della sua parte, tuttavia, non è sinonimo di saggezza in tutto e per tutto. Ed in questa occasione, l’invito a chiudere i battenti, dopo il voto sul ddl sulle province che sospende il voto di primavera a Ragusa e Caltanissetta, non sembra giustificare una reazione così estrema in un personaggio che ha fatto della mediazione e della ragionevolezza, a lungo, le armi migliori.
Pare che il carattere sia al servizio del progetto politico. Una svolta, che non riguarda solo D’Alia. Una volta era il contrario, era il temperamento a fare la differenza. E chi ce l’aveva, fair play o meno, la spuntava.

Ma ciò che sorprende non è solo la conquista del centro, con ogni mezzo, di Gianpiero D’Alia – è legittimo ciò che fa –, quanto il fatto che in questa legislatura dell’Ars, di volta in volta, sono stati i senatori ed i deputati nazionali a invocare la chiusura anticipata. Memorabili le uscite di Enzo Bianco e Vladimiro Crisafulli, leader del dissenso interno al Pd. Entrambi senatori, hanno chiesto a gran voce  il ritorno alle urne, addebitando al governatore il “tradimento” dell’elettorato che aveva votato per il centrodestra.
Con loro alcuni deputati democratici,che non vedevano di buon occhio il sostegno del Pd al governo Lombardo.
L’opposizione ha intrapreso, ma senza convinzione, iniziative che avrebbero potuto condurre alla chiusura anticipata, con la mozione di sfiducia, ma l’hanno fatto senza convinzione e senza i numeri. Una testimonianza, nient’altro. Al punto che proprio qualche giorno fa il Presidente della Regione si è augurato che la mozione di sfiducia (presentata da Pdl, Grande Sud e Pid), venga discussa al più presto in Aula al fine di fare chiarezza e occuparsi d’altro, perché le urgenze non mancano.
Gianpiero D’Alia, Enzo Bianco e Vladimiro Crisafulli avranno tutte le ragioni di questo mondo per pretendere elezioni anticipate, ma non hanno alcun ascendente, in questo campo, sui deputati regionali che, in linea di principio non hanno alcuna voglia di terminare anzitempo il loro mandato per una serie di buoni motivi. Il Più importante? Ritornare a Palazzo dei Normanni potrebbe essere molto difficile.
Ogni qualvolta un parlamentare nazionale invoca nuove elezioni regionali, la reazione dell’Asssemblea, è sempre la stessa: non se ne parla nemmeno. È vero che è già accaduto, la scorsa legislatura, ma in quel caso l’Assemblea subì le dimissioni del presidente della Regione, Totò Cuffaro, costretto a lasciare Palazzo d’Orleans a causa della condanna.

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