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Calano le iscrizioni ai ginnasi. Rischia di perdere l’istruzione classica il Cataudella di Scicli.

I dati ancora incompleti, relativi alle iscrizioni degli alunni, confermano una tendenza negativa per il ginnasio. Rischia così di scomparire questa preziosa offerta formativa, per esempio, al Cataudella di Scicli che già nell’anno scolastico precedente non aveva attivato la prima classe. E’ questo un segnale preoccupante che non lascia ben sperare per il futuro. Stanno, in questo modo, raccogliendo i primi frutti quei politici che hanno delegittimato la scuola presentandola al grande pubblico come un “carrozzone” costoso e poco utile, mentendo perché in Italia la scuola è tra le meno costose al mondo: si spende solo il 4,5% del Pil contro una media dei paesi Ocse del 5,7.
Serve ancora la scuola? E’ utile il lavoro degli insegnanti? Ha ragione di esistere l’istruzione classica? Le risposte a queste domande oggi non sono più così scontate. Ci stiamo abituando all’idea che persone prive di competenze possano diventare classe dirigente, riuscendo semplicemente a “raccogliere” voti tra la gente, mendicandoli con la promessa di restituire in cambio “favori”. In politica, da tempo, è in atto un meccanismo di selezione alla rovescia. Meno si è capaci e più si può fare carriera. L’unica dote richiesta è riuscire a far percepire (spesso mentendo) di essere in grado di dare quello che molti vogliono dai politici: privilegi. Così facendo, anche chi ha le migliori intenzioni di questo mondo o non partecipa o, se partecipa, dovrà adeguarsi a queste regole del gioco. In questo contesto lo studio, quello che comporta sacrifici e che richiede di prendere sul serio l’esistenza non attrae, anche perché non è premiato. Le persone preparate oggi sono più che mai scomode. La scuola così diventa un semplice “capitolo di spesa” dal quale sottrarre risorse. In questo scenario il ginnasio è un elemento di disturbo. Ginnasio è una voce che deriva dal latino gymnasium, che ha il significato di allenare, esercitare. E’ un corso di studi che presuppone, in chi lo sceglie, il sentire urgere dentro di sé le esigenze di apprendere, di approfondire la capacità di giudizio, di pensare. E’ per giovani che vogliono vivere all’altezza dell’ideale a cui il desiderio di conoscenza spinge senza sosta. La politica ha paura di questi giovani, perché rischiano di rappresentare un ostacolo al “mantenimento” di un sistema oramai radicato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Dietro ogni insegnante demotivato, ci sono troppi parlamentari che hanno scelto di considerare la spesa per l’istruzione un costo e non un investimento. Dietro una scuola inadeguata c’è un preside senza portafoglio. Dietro l’impoverimento culturale del nostro Paese c’è un’assenza di Vision, di prospettiva, da parte di chi ha responsabilità di governo. Il nostro è un Paese in cui si guadagna meno a insegnare che a pulire i pavimenti. Eppure tutti sanno che senza una buona scuola il nostro Paese non può immaginare un futuro migliore. Nella migliore delle ipotesi ci si potrà accontentare di vivere solo di buoni ricordi. Alcuni timidi segnali di cambiamento spingono a pensare che non tutto è perduto e che qualcosa può ancora essere recuperata. La sterile navigazione fra indifferenza e accanimento verso la scuola è rischiosa, almeno quanto lo era per gli antichi quella fra Scilla e Cariddi. In una società in cui è sempre più presente alle nostre tavole quello che Nietzsche ha definito il più inquietante fra tutti gli ospiti, riferendosi al nichilismo, ci sono tantissimi insegnanti che, nonostante tutto, in silenzio stanno gettando le basi per una nuova società. Tra tanti barbari, timidamente crescono nel silenzio nuovi “monaci amanuensi”, rappresentati oggi dai tanto bistrattati docenti. E’ noto a tutti che, proprio quando i barbari pensavano a distruggere ogni cosa arraffando quel che potevano, i monaci amanuensi con grande cura trascrivevano testi. Era in quei monasteri che la cultura veniva custodita e tramandata. Ogni pagina e ogni parola erano il frutto di uno sforzo che nasceva dall’amore per la cultura. Penso che per certi versi i monaci di allora, sono gli insegnanti di oggi. Mi rendo conto che quello che spinge verso questa professione è la certezza che ciò che si fa ha comunque un valore, perché risponde al naturale bisogno che l’uomo ha di conoscenza. In questo mondo dove le uniche cose che sembrano interessare sono il Pil, la finanza, i soldi, l’arricchimento personale e l’apparire; il lavoro di tanti insegnanti che, nonostante la scarsa considerazione attribuita al loro lavoro, “regalano” alla società il loro amore per la conoscenza e per le nuove generazioni di ragazzi, è un esempio che consente ancora di sperare in un futuro migliore.
Franco Portelli

One thought on “Calano le iscrizioni ai ginnasi. Rischia di perdere l’istruzione classica il Cataudella di Scicli.”

  1. Sottoscrivo in pieno le riflessioni di Franco Portelli e rivelo la più totale impotenza rispetto allo scenario funesto che si prepara. Devo purtroppo sottolineare che il cambiamento di governo non ha portato ad una messa in discussione delle scelte del tutto sbagliate operate dal precedente esecutivo. Sotto questo profilo quindi il vizio è di fondo e riguarda tutti gli schieramenti politici: la mancanza di un progetto serio e innovativo sulla scuola oggi in Italia.

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