Attualità

In ricordo di Raffaele Brafa. Un pensiero del direttivo della Gilda di Ragusa.

Quante parole abbiamo scritto per far conoscere ciò che ti stava a cuore, Raffaele, per tradurre in caratteri un messaggio da affidare alla stampa, da condividere con tanti sul nuovo sito da te fortemente voluto, per far comprendere a quanti più lavoratori, amministratori, politici, colleghi sindacalisti che bisogna lottare per il rispetto delle regole, che bisogna rivendicare la tutela del diritto allo studio e della sicurezza nelle scuole, che non ci si può lasciare andare all’accettazione passiva e disfattista del “tanto non cambia niente”, ma soprattutto che ogni lavoratore ha un grande dovere: fare bene il proprio lavoro, farlo con serietà, coscienza e abnegazione, farlo senza alibi e scuse, farlo assumendosi le proprie responsabilità anche quando intorno a lui il mondo si muove in una direzione “altra”.

Lavorare umilmente e in modo indefesso anche a costo di essere una voce fuori dal coro. Un lavoratore sì, ma consapevole dei propri diritti e doveri, che conosce le leggi e i decreti che regolano il proprio contratto lavorativo, perché solo nel rispetto delle leggi e delle regole si può esser certi di svolgere seriamente la propria professione, esser tutelati da qualunque ingiusto sopruso, lottare un’eventuale umana tendenza all’errore e il mancato rispetto dei diritti umani e professionali del lavoratore.

E nella nostra epoca dominata dalla parola, dalla velocità dei mezzi di comunicazione Tu, Raffaele, rischiavi tutti i giorni di essere fagocitato dalle parole di quella moltitudine di persone che chiedeva di parlarti a quel telefono che squillava continuamente e in modo angosciante; quella moltitudine che chiedeva di incontrare te, il prof. Brafa, perché solo tu potevi trovare una soluzione al problema che li affliggeva in quel preciso momento, per ognuno enorme e di difficile soluzione.

E Tu, fine e profondo conoscitore delle leggi e della normativa come pochissimi di questi tempi, Tu che aborrivi e lottavi con forza ogni forma di sopraffazione e ingiustizia, Tu che non riuscivi a tollerare che la professione del docente non fosse fondata su di una solida preparazione e un’etica rigorosa, Tu Raffaele ascoltavi, a volte ti spazientivi quando capivi che dietro le richieste che ti venivano sottoposte c’erano tentativi di eludere le proprie responsabilità o di avvantaggiarsi di qualcosa; tuonavi quando capivi che il diritto di un lavoratore era stato ingiustamente leso e, dotato di una intelligenza unica e raffinata, mettevi in campo tutta la tua enorme conoscenza delle normative e iniziavi la tua battaglia.

Tuonava la tua voce nei corridoi delle scuole, degli Uffici, degli Enti e delle Amministrazioni che avevano la ventura di imbattersi in te; tremavano le pareti quando si capiva che era arrivato il prof. Brafa della Gilda. Per tanti sapere della tua presenza diventava motivo di speranza: solo tu potevi riuscire a segnare un punto in battaglie apparentemente perse per noncuranza, servilismo, disaffezione e mancata conoscenza delle regole. Per tanti altri tu costituivi un pesante monito, uno specchio nel quale vedere i limiti della propria miseria umana. Questi ultimi erano consapevoli che al tuonar della tua voce sarebbe seguito il fulmine della tua saggezza, della tua competenza unica e impareggiabile, dell’amore per la giustizia, per la dedizione incondizionata a quei valori irrinunciabili che Tu avevi scelti come fondamento della tua vita di uomo, padre, amico, professionista, sindacalista.

E se tanto esigevi da te stesso, tanto pretendevi da chi aveva la fortuna e l’onore di starti accanto; a volte con dolcezza, a volte con fermezza, a volte scuotendo appassionatamente le menti e i cuori che non riuscivano a vedere oltre come solo tu potevi fare, fine conoscitore di ogni piega dell’animo umano. Tu che pretendevi il rispetto per ogni persona di tua fiducia, a dispetto di tutto e di tutti; Tu che hai dato a tantissime persone con generosità e dedizione, meritando un rispetto che va oltre ogni evento e ogni tuo possibile rimprovero. Un padre ho sentito dire in questi giorni da tanta gente. Si, un padre, un amico, un esempio irraggiungibile al quale tendere per migliorarsi. Impossibile competere, ma anche inopportuno.

L’onestà intellettuale prima di tutto, anche a discapito di una tessera, di un risultato che non fosse rispettoso dei tuoi solidi e nobili valori. Poco importava se chi ti avesse cercato fosse un iscritto al TUO sindacato, tuo Raffaele perché tutto nella Gilda di Ragusa porta il tuo imprinting e rievoca il tono potente e rassicurante della tua voce, l’incedere della tua sagoma con il tuo fedele borsello, la determinazione di agire anche da soli sulla strada da te tracciata. Non se ne abbiano a male i soci fondatori, che Tu Raffaele citavi sempre e ai quali davi il giusto risalto, ma la Gilda a Modica SEI Tu. Sei, Raffaele, perché è solo al presente che si può parlare di te e ricordarti.

Sei perché hai riempito la vita di tutti coloro i quali, tantissimi, hanno avuto l’onore di conoscerti, di lavorare con te, un vero privilegio, unico e irripetibile. A te tanti siamo debitori di qualcosa, tu hai cambiato in positivo il corso deviato, per mano altrui, di tantissime vite umane e professionali, Tu hai offerto generosamente te stesso facendo sentire a chi ti stava accanto di essere capito.

Tu ti sei conquistato sul campo il rispetto di tutti di noi, lottando con determinazione e coraggio, coraggio anche questo unico e irripetibile, non creando mai illusioni, sopportando delusioni e non accentando le sconfitte.

Eppure questa tua scelta può essere letta come una sconfitta, sconfitta di tutti noi che ti abbiamo voluto bene. Con questa scelta hai provocato dolore, stupore, rabbia, ci siamo sentiti traditi, abbandonati. Però a pensarci bene, tutti questi pensieri sono, come dici sempre tu, “pettegolezzo che non ci riguarda” e deve esserci ancora una volta un messaggio forte da capire, sicuramente con il tempo e tanto da fare. Tu dici sempre che non bisogna mollare mai, mai abbandonare il campo, perché potrebbe essere letta come una sconfitta. Così visto che ti abbiamo dato sempre fiducia e ci siamo affidati alla tua guida deve esserci qualcosa in questa battaglia che dobbiamo interpretare. Di recente eri fortemente preoccupato per la situazione economica del nostro paese, per il futuro dei giovani. Dicevi che eri salito su di un pullman dal quale non riuscivi a scendere. Eri sicuramente ancora una volta più avanti rispetto a noi. Quel pullman ti ha fatto iniziare un nuovo viaggio e una nuova battaglia, ne siamo certi. A noi oggi il compito di continuare nel segno che tu hai inciso, con tanta intensità e bellezza, in tutti noi.

Un bacio.
Modica, 22 marzo 2012

Il Direttivo della GILDA
e della GILDA UNAMS
di Ragusa

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