Politica

Le montagne e i topolini

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di un nostro lettore, Carmelo Aquilino, sull’attuale situazione politica a Scicli.
 
 
 
Con il ritiro di Dora Bonvento dalla candidatura a sindaco di Scicli, il panorama politico in città si presenta ancora più frastagliato. I maggiori partiti hanno rinunciato a presentare un proprio candidato in rappresentanza di un progetto politico e di una sommatoria di valori che li dovrebbero rappresentare. Discorso a parte è doveroso fare per il Pd che ha presentato un proprio auterovole candidato accettato anche dai partiti di sinistra mostrando solidità in un momento di forte crisi della politica. Armando Cannata ha saputo compendiare le molteplici “visioni politiche” del centrosinistra in piena autonomia rispetto alle linee del Pd provinciale, regionale e nazionale.

Vorremmo qui analizzare, in maniera certamente sintetica, le cause che hanno condotto Pdl, Udc ed  Mpa ad una “Caporetto della rappresentatività”. Certamente esiste un dato nazionale di un diffuso forte sentimento di avversione ai partiti tradizionali e di complessivo calo della fiducia nei riguardi di tutte le Istituzioni, tuttavia, a Scicli il dato reale presenta delle peculiarità che inducono a una rflessione più stringente.

Si esce da una amministrazione, quella presieduta da Giovanni Venticinque, che ha messo a nudo tutte le debolezze di un centrodestra frutto di una sommatoria di “centri di interesse”(stakeholder) senza alcun amalgama di tipo ideologico o ideale; questa mancanza di idealità potrebbe sembrare, ad una prima superficiale osservazione, un dato di poco conto, in realtà, l’accettazione di valori condivisi, di un comune sentire della società e di un determinato modello di sviluppo è di fondamentale importanza per qualsiasi aggregazione umana che voglia fregiarsi dell’epiteto di “politico”. Non si può pretendere di governare una comunità sostituendo il portafoglio al cuore. Altra, non meno importante, conseguenza di un siffatto contesto è stata l’impossibilità di creare una classe dirigente in grado di portare avanti un progetto politico; mancava il progetto politico ed è mancata, di conseguenza, la costruzione di una classe dirigente nuova in grado di farsi carico del necessario ricambio generazionale. A questo proposito è apparso singolare il dover (o voler) ricorrere a noti personaggi politici degli anni 70-80, da parte dell’Udc dell’on. Ragusa, al fine di dare una direzione ad un partito apparso spesso allo sbando e privo di una qualsivoglia identità politica.

In questa cornice, piuttosto sconfortante, si inquadra la “non scelta” da parte dell’Udc di appoggiare una candidatura, quella del dott. Susino che  piuttosto che a un ripiego fa pensare ad un espediente, finalizzato ad intenti distinti e distanti cronologicamente.

Orazio (stavolta il celebre poeta) già duemila anni fa notava che: “ parturient montes, nascetur rudiculus mus”. I monti partorirono ridicoli topi.

Quanto al Pdl e al Mpa sono entranbi partiti, le cui dirigenze cittadine, soffrono di una congenita debolezza a far valere le proprie ragioni nei confronti delle dirigenze modicane, nel primo caso, e catanesi nel secondo; il risultato si è visto nelle numerose incertezze che hanno condotto a scelte che, oltre che ad essere evidentemente imposte, sono dei ripieghi rispetto all’impossibilità di offrire agli sciclitani una piattaforma progettuale politica degna dell’importanza che i due partiti rivestono sia sul livello regionale che nazionale.

Il governo di una città è determinato dalla giusta mediazione tra l’interesse dei partiti, dove dentro deve starci la propria etica, la propria morale, la propria linea politica, da una parte, dall’altra l’interesse primario del bene comune e dei cittadini tutti. Bisogna pure che i cittadini comprendano quali sono i fini dello stare insieme di una coalizione, quali sono le spinte ideali che aggregano un gruppo di persone per candidarsi a guidare una città; non ci si può limitare all’arida venalità di un’operazione di mero assemblaggio di interessi economici, sarebbe come precluderci lo sguardo dalla possibilità di guardare all’orizzonte, una vera tristezza.

I cittadini, è più che mai necessario, debbono riappropriarsi di una loro capacità critica e di un ruolo da protagonisti nella scelta della prossima amministrazione di Scicli  se vogliamo che questa città ritorni ad essere all’altezza del suo glorioso passato.

 

3 thoughts on “Le montagne e i topolini”

  1. Molto condivisibili le parole di Carmelo Aquilino, a Scicli ci si è affidati a delle liste civiche i cui progetti non possono che essere di corto respiro. I “grandi” partiti non hanno avuto il coraggio di esporre un proprio piano di rilancio della città forse perché non hanno proprio idea di quello che si deve fare. Unica eccezione il Pd

  2. Il miglior sindaco per Scicli è stato ed è ancora Carmelo Aquilino. A parte questo articolo che non si capisce cosa voglia dire.
    Torna in politica.

    1. Caro compagno, io credo che tu non sia affatto un compagno e soprattutto credo che hai capito molto bene ciò che l’articolo voleva dire

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