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Grande opera di Maria, continua il processo

Miracoli in serie raccontati dai “beneficiari” ai giudici. Se n’è parlato nel processo alla Grande Opera di Maria, la struttura di Contrada Barcara-Lanzagallo a Ispica sequestrata dalla Guardia di Finanza nell’operazione “Blasphemia” che portò all’arresto di quattro persone. Numerosi i testi del pubblico ministero, Gaetano Scollo, escussi ieri dal Collegio Penale del Tribunale di Modica(Maggiore, Manenti, Chiavegatti). La nuora della veggente Giovanna Assenza ha detto dei messaggi che la donna riceveva dalla Madonna. “Mia suocera cambiava aspetto, era più dolce, soave, parlava correttamente nonostante non sia istruita. L’ho vista ferita durante periodo quaresimale alla testa e ai polsi”. Poi una serie di testimoni che hanno raccontato i miracoli come nel caso di due coniugi palermitani che hanno confermato ciò che aveva detto poco prima il figlio, Davide Rizza. “Mia mamma nel 1997 andò a Milano – ha raccontato – perché ammalata di osteoporosi per l’ultima visita prima dell’intervento chirurgico. Aveva parlato con l’Assenza, anche se qualche giorno prima stava già meglio e questa le disse di un messaggio della Madonna che annunciava la sua. Ha fatto, poi, degli accertamenti ed è risultata guarita. I medici l’hanno attribuita al cortisone ma nella cura non c’era cortisone. Mio papà cinque anni dopo aveva contratto un’encefalite da vaccino, estremamente grave. Abbiamo chiesto ai nostri amici di pregare e mio padre, che non aveva grandi speranze, si è risvegliato”. Altri due coniugi di Palermo hanno raccontato di un’ostia caduta dal cielo tra le loro mani dove c’era scritto col sangue “Vi amo”. Momenti suggestivi e raccapriccianti che i testimoni hanno raccontato con cognizione di causa. La prossima udienza è fissata per il 4 luglio. Solo Margherita Vernuccio è parte civile costituitasi attraverso l’avvocato Giovanni Di Pasquale. Gli imputati sono i responsabili della Grande Opera di Maria, Iole Rizza, 69 anni, Giovanna Assenza, 59 anni, entrambe ispicesi, e i modicani Orazio Garofalo e Saverio Cannata, entrambi di 72 anni, rispettivamente presidente e segretario, difesi dagli avvocati Michele Sbezzi, Salvatore Poidomani e Giampiero Torrisi. Rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Secondo i testi al momento del blitz nella struttura ispicese, molti si rifiutarono di raccontare dei messaggi della Madonna perché l’irruzione dei 90 finanzieri avvenne mentre si stava pregando, quasi un’obiezione di coscienza.

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