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La crisi colpisce la mafia che è costretta ad abbassare gli stipendi: i commercianti non pagano più

Gli effetti della crisi rendono più coraggiosi gli imprenditori e “gettano sul lastrico” i delinquenti. Senza liquidità, costretti a pagare più imposte, combattendo contro il calo dei consumi, i commercianti se vedono arrivare qualche delinquente pronto a chiedere il “pizzo” è più facile che rispondano prendendolo a botte piuttosto che “subire”. L’ultima scoperta che dimostra che la mafia è in crisi riguarda un documento eccezionale ritrovato dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria: è l’ultimo libro mastro della famiglia mafiosa di Filippo e Giuseppe Graviano, i boss delle stragi, che possono contare ancora su un cospicuo patrimonio. In alcuni foglietti sono indicati i nuovi stipendi per i familiari dei mafiosi e i fedeli prestanome dei boss. E i tagli sono evidenti, rispetto alle cifre scoperte alcuni anni fa, nell’ambito di un’altra indagine sul clan di Brancaccio. Gli stipendi sono proprio dimezzati. “4.000 Bib.”, scriveva qualche mese fa uno dei ragioneri del clan. “4000 F.”, “4000 Picc.”. Solo 1.000 euro al mese, invece, per il più grande dei fratelli Graviano, Benedetto, che è sempre rimasto ai margini del clan. Nel libro mastro è indicato come “Ciccio Benni”.

Ecco il “pizzino” ritrovato

 

 

E come se non bastasse gli imprenditori che, in tempi di crisi, sono avvicinati da personaggi in cerca di tangenti non rispondono certamente come una volta.

“Se dovessero arrivare nella mia azienda – dichiara Giuseppe titolare di un’impresa agricola a Donnalucata – sono pronto anche ad ammazzare qualcuno”. Giuseppe è uno dei tanti imprenditori agricoli vittima della crisi strutturale che ha colpito questo settore.

Poco lontano dalla nostra provincia, a Cosenza, accade che un ragazzo di 27 anni, con precedenti penali, entrato in un negozio, si avvicina con fare minaccioso al proprietario. “Mi mandano gli amici di Cosenza“, esordisce. “Dammi quello che sai.“  Il negoziante, tutt’altro che intimorito, è saltato addosso al suo ipotetico strozzino, dandogliene di santa ragione. Spaesato e incapace di reagire, il malcapitato riesce a liberarsi dalla furia del negoziante e scappa, ma viene inseguito dal negoziante, che lo raggiunge e ricomincia a picchiarlo a tutto spiano. Il tutto accade tra le urla di incoraggiamento della folla e degli altri negozianti che avevano già avuto a che fare con l’emissario degli “amici di Cosenza”. Il caso ha voluto che ad assistere alla scena ci fossero due carabinieri fuori servizio, che hanno fermato il negoziante, che poi ha dichiarato ai giornalisti: “Poco mi importa, ora, di essere denunciato. Questo negozio è la mia vita. E io il pizzo non lo pagherò mai. Anche a costo di finir male. O in carcere.“

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