Politica Ragusa

Bersani è il candidato premier, Ragusa la città più “renziana” del Sud Italia

La percentuale che il candidato Renzi ha registrato a Ragusa, il 43%, è la più alta che si è registrata nel secondo turno di ballottaggio delle primarie nell’Italia meridionale. Rispetto a domenica scorsa il dato è addirittura cresciuto, passando dal 37% al 43%. A livello nazionale sono stati 2.816.515 i votanti al ballottaggio delle primarie del centrosinistra. Al primo turno erano stati poco piu’ di 3,1 milioni e c’e’ stato dunque un calo di circa 300mila votanti.

Cinque mesi dopo avere lanciato la sfida delle primarie, Pier Luigi Bersani e’ il candidato premier del centrosinistra. Non per statuto, come avrebbe potuto, ma per investitura popolare: il segretario del Pd ha battuto Matteo Renzi con il 60,9% dei voti contro il 39,1% del sindaco di Firenze. Oltre 2,6 milioni gli elettori tornati alle urne, mezzo milione in meno del primo turno. Bersani ha confermato il suo successo nelle grandi citta’, al Nord e al Sud e si e’ ripreso le regioni ‘rosse’ e ha ceduto il passo a Renzi solo in Toscana e a Firenze in particolare. Le polemiche per le regole che hanno tormentato la campagna elettorale fino all’ultimo giorno sono state alla fine spazzate via dal risultato e lo ha sportivamente ammesso subito lo stesso Renzi. “La vittoria di Bersani e’ netta”, ha detto poco dopo avere telefonato al segretario del Pd per congratularsi.  Cosi’ quando e’ salito sul palco del teatro Capranica per ringraziare volontari e sostenitori, a dati ormai consolidati, Bersani ha parlato con la certezza che la sua non sia una vittoria a meta’. E per questo ha parlato da candidato premier che punta a unire il suo partito, compresi quelli che lo hanno sfidato, e tutto il centrosinistra verso elezioni nel 2013 che potrebbero arrivare anche prima del previsto, se il Pdl restera’ determinato a chiedere il voto il 10 febbraio. “Da domani devo fare due cose. Primo riuscire a dare un forte profilo di governo e di cambiamento al centrosinistra. Secondo, devo predisporre il percorso e gli spazi per dare occasione alla nuova generazione”, ha assicurato tenendo fede a quella promessa di cambiamento fatta a ogni pie’ sospinto negli ultimi mesi. La sfida di governo e’ a un passo. E il segretario del Pd ha ribadito che la sua sara’ una campagna improntata alla verita’. “Dobbiamo vincere, ma non si puo’ vincere a qualsiasi prezzo, raccontando favole perche’ poi non si governa. Siccome la mamma della demagogia e del populismo e’ sempre incinta, noi dobbiamo prendere un’altra via. Dobbiamo vincere senza raccontare favole”, ha insistito. E vincere assieme. “Qui non c’e’ un uomo solo al comandao, si governa con il popolo”. E chi ci sara’ dall’altra parte non sembra preoccuparlo. “Io sono qui, poi chi arriva arriva?”. Prima tappa internazionale di Bersani da candidato premier sarà in Libia perche’, ha detto, “l’Italia deve recuperare il suo profilo, il suo ruolo nel Mediterraneo”. Bersani e’ salito sul palco senza nascondere la commozione, tra le note di Vasco Rossi. Ha ringraziato la sua famiglia, reso omaggio ai tanti volontari che hanno lavorato con lui e per lui. Doppia la soddisfazione, per avere “creduto fortemente e voluto testardamente le primarie aperte” e poi “per un successo inaspettato in queste proporzioni anche se sono sempre stato tranquillo”. Al sindaco di Firenze, il candidato premier ha dato piu’ che l’onore delle armi: “A Renzi riconosco una presenza forte e fresca nelle primarie, ha dato un contributo grande per dare senso alle primarie e farle vivere in modo vero”, ha assicurato. Ora pero’ non si parli di ticket, idea che pure molti accarezzano nel partito. “Non e’ che possiamo metterci a tavolino, ho sentito Matteo e anche lui la pensa cosi'”, ha raccontato. Comunque, “appena possibile ci vedremo” a pranzo. Non poca commozione c’e’ stata anche a Firenze. “Sono riuscito a non piangere, e non era facile’, ha raccontato Renzi. Poi il sindaco ha fatto una lunga lista di ‘mea culpa’. “Non sono riuscito a cambiare la politica”, ha ammesso. E come promesso ora non chiedera’ strapuntini. “Dico no ad accordi vecchia maniera. “E’ stata una partita bellissima ma qui finisce. E garantisco lealta’”, ha ribadito.   Nello stato maggiore del Pd e’ stata festa grande per la vittoria di Bersani e, forse ancora di piu’, per la batosta di Renzi. “E stato sconfitto Renzi e sono state sconfitte le sue idee”, ha scandito Rosy Bindi. Quanto a Massimo D’Alema, per lui Bersani e’ stato una specie di Davide contro Golia. “E’ stato costruito da uno schieramento pressoche’ unanime di tutti i media contro di noi”, ha assicurato. E’ certo pero’ che il partito democratico non potra’ piu’ evitare di fare i conti con Renzi. Quel 40 per cento di elettori che porta in dote mutano profondamente gli equilibri del partito, con lo spazio delle varie anime, che siano di maggioranza o minoranza, che inevitabilmente si comprimera’. Anche quando sara’ il momento di fare le candidature per il parlamento o del prossimo congresso del Pd.  Di questo il sindaco di Firenze per oggi non ha parlato. Da domani torna stabilmente a palazzo Vecchio non senza amarezza. Ma anche non senza autoironia, come quando ha raccontato una freddura sentita sul suo conto: “Renzi ha finalmente fatto qualcosa di sinistra, ha perso”.

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