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‘L’esperienza dei pozzi profondi’: l’evento dell’artista Daria Musso

 Un tratto libero che rompe ogni schema per mostrare un’arte che già di per sé è espressione del proprio vissuto. E’ una ricerca essenziale quella della pittrice Daria Musso, senza orpelli, senza tatticismi, senza inutili imbellettamenti per raccontare la propria visione del mondo, in un perenne incontro-scontro tra colori e forme, dove l’impossibile e l’improbabile, proprio grazie all’arte, diventano possibile e probabile. Contenuti che facilmente sarà possibile rintracciare in ciascuna delle quaranta opere che comporranno la mostra “L’esperienza dei pozzi profondi”, l’evento di Natale in programma a Ragusa dal 14 al 24 dicembre prossimi all’interno degli affascinanti ambienti dell’antico Palazzo Garofalo, sede del futuro museo della Cattedrale.

Quello della Musso è un simbolismo e al tempo stesso un istinto, come spiega nella sua critica Elisa Mandarà, curatrice della mostra assieme a Giorgio Guastella, in una ricerca pittorica che “passeggia” tra richiami mitologici e allusioni letterarie, come nell’opera “Il respiro del Minotauro” o “Liolà”, legando tra loro il valore sensoriale dei colori alla fisicità tattica di un ventaglio ampio di materie, dall’acrilico alle fibre naturali, dalla lana di vetro alla sabbia, dai minerali al vetro, alle polveri colorate, alla carta di riso.

L’obiettivo è dare emozioni attraverso un percorso estetico che porta all’esaltazione dell’anima stessa della pittura. Un gioco voluto nell’intreccio dei contorni tra campo cromatico e forma geometrica per moltiplicare, come dice la Mandarà, «le relazioni interne alla struttura apparentemente semplice, per consentire di respirare quelli che riconosciamo i moti dell’anima». Del resto l’astrazione di Daria Musso è «decantazione della piena esistenziale, del corredo emozionale forte che la contrassegna».

Un’arte che riesce a raccontare un istante fotografico anche quando il punto di partenza è dinamico, come nel caso delle tele dedicate all’acqua. La Musso cristallizza per sempre quel secondo che colpisce la sua ispirazione rendendolo immobile e dunque eternamente statico, soddisfacendo l’urgenza di fissare emozioni e sensazioni cronologicamente indeterminate.

Come spiega l’altro curatore della mostra, Giorgio Guastella, c’è insomma la necessità di rendere immutabile quel momento, di negare il contingente e cancellare il superfluo per raggiungere l’essenza. «Non vi è un “qui” specifico perché il riferimento empirico è “superato”, dunque negato – dice Guastella – Non vi è un “ora” determinato perché queste immagini sono senza tempo, esistono da sempre, sono arcaiche, ancestrali, archetipiche». Una fissazione spazio-temporale che trasforma l’essenziale in essenza e dunque in esistenza, al di là del tempo che passa, del luogo in cui ci si trova, pur nel vano tentativo di superare la cancellazione dell’esistenza stessa, ovvero la morte che, come in una partita a scacchi, vincerà comunque dando scacco matto. Una ricerca che, dice ancora Guastella, porta la Musso a spingersi verso «l’audace ma riuscitissimo accostamento degli estremi acromatici: nero e bianco non s’incontrano in una zona di confine grigia, ma si specchiano l’uno nell’altro, si “guardano” dialetticamente: il nero è il nulla, il vuoto, il buio, l’assenza; il bianco è l’energia, la luce, la visione, l’anima. Ma assieme non sono opposti, ma inscindibile coppia: sono 0 e 1, spento e accesso, negazione e affermazione, falso e vero, male e bene». La mostra sarà inaugurata il 14 dicembre alle ore 18,30. Resterà aperta tutti i giorni, dal 15 al 24 dicembre dalle ore 16 alle ore 20. Nei giorni 17, 18 e 24 dicembre è prevista anche l’apertura antimeridiana ore 10-13

 

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