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Nel partito di Berlusconi ci sarà ancora posto per Nino Minardo?

Riuscirà il parlamentare modicano Nino Minardo ad essere collocato in posizione utile per la rielezione? Due sono gli ostacoli maggiore: l’annunciata rivoluzione che potrebbe portare a scegliere solo pochi parlamentari uscenti da inserire nelle nuove liste e il drastico calo, secondo i sondaggi, del partito che fa capo a Silvio Berlusconi. A suo favore però c’è la giovane età e la fedeltà dimostrata. Indipendentemente dalle posizioni politiche sono in tanti che, in Provincia di Ragusa, sperano nella rielezione di Minardo perché rappresenta, comunque, uno strumento importante per l’interlocuzione con Roma. La situazione rimane però complessa, gli oltre 300 parlamentari del Pdl sono consapevoli che il loro futuro e’ appeso a un filo e che in pochi possono aspirare a un ‘posto in Paradiso’ anche nella prossima legislatura. Ma alle fibrillazioni gia’ in essere per la certa riduzione dei posti a disposizione, viste le percentuali che il Pdl potrebbe incassare alle urne, si aggiunge ora il timore – se non la certezza per molti – di non rientrare in quel 10% indicato oggi da Silvio Berlusconi come quota massima riservata ai deputati e senatori da confermare. Parole che, nonostante la successiva precisazione da palazzo Grazioli, hanno subito fatto scattare l’allarme rosso tra i peones pidiellini, imprimendo un’accelerazione all’addio degli ex An: una decisione che potrebbe, secondo fonti Pdl, arrivare gia’ domani, con tanto di annuncio in serata, dopo una riunione nella sede della fondazione Italia Protagonista. Un addio che, pero’, nelle ultime ore tutto sembra meno che una scissione ‘dolce’.Al contrario, la fuoriuscita degli ex inquilini di via della Scrofa dal Pdl sembra nelle ultime ore assumere i contorni di un divorzio non consensuale, anche se si lavora a una ‘riappacificazione’ delle varie anime di destra. I motivi sono vari: c’e’ innanzitutto il timore che il Cavaliere voglia ‘liberarsi’ degli ex colonnelli e, senza una separazione d’amore e d’accordo, sarebbe pronto ad usare proprio l’arma della composizione delle liste per ottenere lo spacchettamento del partito, da tempo auspicato. In secondo luogo, c’e’ proprio la questione delle ‘quote’: gli ex aennini, anche quelli che con Berlusconi non sono mai arrivati ai ferri corti, sanno che al prossimo giro sara’ praticamente impossibile riottenere una divisione dei ‘pesi’ sulla falsariga del 70 e 30. Tanto piu’ se, come spiegato dall’ex premier questa mattina a Belpietro, l’intenzione e’ di ripescare dal cilindro Forza Italia, anche se in una versione ‘minimale’, ovvero solo il simbolo. Infine, tema non secondario, c’e’ la questione della ricandidatura del Cavaliere. Una buona fetta degli ex An non hanno gioito per l’annuncio della nuova ridiscesa in campo dell’ex premier: Alemanno lo ha detto pubblicamente, cosi’ ha fatto Augello. Che Giorgia Meloni vedesse ben altro scenario all’orizzonte non e’ certo un mistero (l’ex ministro domenica lancera’ le primarie delle idee). Da non sottovalutare, poi, i ‘pesi e contrappesi’ tutti interni agli ex An: i larussiani e gasparriani non hanno visto di buon occhio la candidatura alle primarie di Meloni e ad alcuni fa storcere il naso l’attivismo dell’ex ministro della Gioventu’, che grazie proprio alle ormai ‘defunte’ primarie ha guadagnato terreno nel partito. Gli unici a manifestare una forte contrarieta’ a prendere armi e bagagli e traslocare in un nuovo partito di destra sono i matteoliani. Di questo, viene spiegato, si e’ parlato abbondantemente oggi al Senato, ma gli echi sono giunti anche alla Camera, dove c’e’ chi ipotizza una “scissione nella scissione”. A Palazzo Madama e’ gia’ tutto pronto, basta solo l’ok all’operazione: i gasparriani e larussiani sono della partita (sarebbero piu’ di una ventina), mentre i fedelissimi di Matteoli (circa una decina) nicchiano e mirano a restare sotto l’ala berlusconiana.  Al Senato, dove Berlusconi mira al pareggio per bloccare l’ascesa di Bersani, la situazione e’ piu’ complicata che alla Camera: Pisanu e i suoi sono dati ormai per ‘persi’, gia’ con un piede nel contenitore di centro pro-montiano, mentre prosegue il malessere dell’area cattolica. Alla Camera i numeri sarebbero a favore del Cavaliere, ma anche a Montecitorio i pidiellini vivono una fase di travaglio, con i ciellini tentati dall’addio e l’area liberal gia’ inglobata dai montezemoliani. Berlusconi, pero’, si tiene ben alla larga dalle ‘beghe’ interne, convinto che – come del resto e’ tornato a spiegare anche oggi – una scissione delle varie anime possa favorire il risultato del centrodestra. Certo, la paura di non rientrare nelle liste stilate dall’ex premier coinvolge anche una buona fetta degli ex Fi. Insomma, in via dell’Umilta’ sin tanti bussano alla porta del segretario per ottenere garanzie, chi si rivolge al plenipotenziario berlusconiano Verdini, chi invece va direttamente alla fonte e perora la sua causa con il Cavaliere.

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