Attualità Salute

La mancanza di lavoro porta alla depressione

Il disagio c’è ed è palpabile in tutti gli strati sociali. I numeri del  Servizio di Psicologia dell’Asp 7 confermano una tendenza in crescita e che deve far riflettere. Le indagini condotte a livello nazionale riportano come la Sicilia sia una delle tre regioni italiane dove si sono verificati il maggior numero di suicidi e le cronache, anche di questi giorni, ed anche nella nostra provincia, non fanno che avvalorare questo dato.
E’ tuttavia il permanente stato di disagio psicologico, ed anche mentale, che si diffonde sempre di più perché è penetra in tutte le fasce della popolazione, avvolge la personalità del singolo ed in qualche modo è silenzioso ed impercettibile dall’esterno. Franco Di Martino, dirigente del servizio di Psicologia dell’Asp di Ragusa, ha un osservatorio privilegiato per indagare e capire il fenomeno anche perché lavora a stretto contatto con il Dipartimento di Salute Mentale, Dsm, del Maggiore di Modica. Prima che i numeri è l’analisi di Di Martino che apre uno squarcio su un mondo che resta ai margini e tende a non farsi intercettare.
Dice il dirigente del servizio: «Nei gravi momenti di crisi economica e sociale come quello in atto vengono meno i punti di riferimento che ognuno si dà e sopravvengono momenti di panico. Questi non sono dati tanto da eventi estemporanei quanto dalla mancanza di certezze; a cominciare da quella economica, dai dubbi insorgenti sulla capacità di potere assolvere ai propri impegni di padre, di lavoratore, di imprenditore, di commerciante. Questo stato di permanente incertezza può sfociare nei soggetti più deboli in depressione, in paranoie, in ansia. In ultima analisi ci si pone di fronte al suicidio che viene visto come una fuga da tutto per l’incapacità di affrontare in modo compiuto gli impegni che la realtà ci mette di fronte».
Franco Di Martino più che su questo ultimo aspetto si concentra proprio sul disagio psicologico e fornisce numeri ben precisi. «Nei primi tre mesi di questo anno abbiamo registrato una richiesta di prestazioni presso i nostri reparti e servizi del dieci per cento in più rispetto al periodo corrispondente dello scorso anno. Le prestazioni sono infatti passate da 3300 a 3600 in tutta la provincia. Al primo posto troviamo disturbi d’ansia, al secondo le depressioni. E’ interessante notare anche come i pazienti che prima si rivolgevano al privato ora fanno ricorso al pubblico per motivi strettamente economici, dato che non fa che confermare le difficoltà esistenti. Come struttura pubblica riusciamo a far fronte ai 500 – 600 pazienti che si sono rivolti a noi. La mancanza di lavoro è prima di ogni altro  il motivo per il quale si innescano i fenomeni depressivi. Senza lavoro ci sono meno soldi in famiglia e questo innesca crisi familiari che diventano anche gravi perché lo standard di vita assicurato a figli e coniuge non può essere più mantenuto. Non è un caso che aumenta così il ricorso a sostanze stupefacenti, farmaci, giochi di azzardo per cercare di far fronte a situazioni impreviste e fino a qualche tempo rima imprevedibili».
All’interno del macrocosmo provinciale Franco Di Martino segnala poi un dato più specifico: «La situazione modicana risulta peggiore rispetto ad altre della provincia. L’incertezza degli stipendi erogati dall’ente locale, la crisi di edilizia e commercio, da sempre settori trainanti dell’economia locale, ha fatto sì che il disagio sia più netto e marcato con ripercussioni dirette sulla qualità della vita del singolo e della famiglia con tutto quello che ne consegue».

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