Evidenza Ragusa

Scontrini ‘fantasma’, Ragusa è al 42% mentre a Palermo punte del 90%

A Palermo punte del 90%, ma Ragusa si ‘difende’ con il 42% di irregolarità nel rilascio di scontrini e ricevute, è il dato rilevato dalla Guardia di Finanza di Ragusa nel corso di controlli effettuati quest’anno. nel ragusano, quasi una persona su due non emette  scontrino o ricevuta, un fenomeno in crescita inoltre, le Fiamme Gialle riscontrano come nessuna attività sia esente dell’ “allergia” all’emissione del documento fiscale. In una maxi operazione condotta dai finanzieri la scorsa estate a  Vittoria, Scoglitti, Ragusa, Marina di Ragusa, Pozzallo, Marina di Modica, Comiso, Punta Secca – S.C. Camerina , Donnalucata   sono stati eseguiti 115 controlli sui documenti fiscali che hanno portato alla constatazione di 48 violazioni per mancata o irregolare emissione di tali documenti fiscali, con una percentuale globale di controlli irregolari pari – come detto – al 42%. Sicuramente la percentuale della provincia iblea fa arrossire se confrontata con i dati di  Palermo. In un’operazione  della fiamme gialle che ha visto impegnate ottantotto pattuglie e 194 finanzieri, sono state controllate 218 attivita’ commerciali con sanzioni contestate per 730.000 euro. Sono alcuni dei numeri della vasta operazione tra Palermo e provincia contro l’evasione fiscale, l’abusivismo commerciale e il lavoro nero, con violazioni medie del 45%, ma che hanno raggiunto in diverse aree punte del 90%. Le fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria e del Gruppo di Palermo hanno setacciato il territorio, dal capoluogo a Corleone, da Cefalu’ a Bagheria e Termini Imerese. Relativamente all’emissione di scontrini e ricevute fiscali, 194 sono state le attivita’ controllate, con il riscontro di irregolarita’ – fra mancata consegna del documento fiscale al cliente e omessa installazione del misuratore fiscale – nei confronti di 79 operatori. Questi in dettaglio i dati sulle attivita’ controllate e le violazioni constatate: 53 fra bar, pub, pasticcerie e gelaterie, con 13 esercizi verbalizzati di cui 3 casi di mancata installazione del misuratore fiscale (25%); 47 ristoranti e pizzerie, con la scoperta di 18 casi di mancata emissione, 2 casi di mancata installazione del misuratore fiscale ed 1 caso di mancata richiesta intervento tecnico (45%); 37 fra negozi di abbigliamento, profumerie, articoli da regalo e casalinghi, con 12 casi di mancate emissioni e un caso di mancata richiesta intervento tecnico (35%); 32 esercizi di vendita di prodotti alimentari (fra panifici, macellerie, pescherie, ecc.) con mancate emissioni di scontrino in 14 casi e un caso di mancata installazione (47%); 7 fiorai, con 4 irregolarita’ (57%); 16 attivita’ di altro genere, con 9 verbali elevati per varie irregolarita’ (56%). Per il contrasto al lavoro nero, sono stati controllati altri 24 esercizi (3 pasticcerie, 11 ristoranti, pizzerie, agriturismo, 4 negozi di abbigliamento e calzature, un panificio e 5 attivita’ di vario genere), con la scoperta di 3 lavoratori irregolari e 51 completamente in nero. Tra questi spiccano i casi scoperti a Palermo dal Nucleo di Polizia Tributaria presso un panificio dove tutti gli 11 lavoratori erano “impiegati” completamente in nero, senza alcuna garanzia previdenziale e contributiva, nonche’ presso una pasticceria dove sono stati scoperti altri 9 lavoratori in “nero” e presso una enoteca nel centro storico della citta’ dove tutti i 7 dipendenti “in nero”. Per questi esercizi, oltre alle sanzioni amministrative previste, sara’ avanzata la proposta di sospensione della licenza ai competenti Uffici del lavoro avendo impiegato oltre il 20% del totale dei propri dipendenti in nero. I baschi verdi hanno contestualmente svolto una serie d’interventi contro la vendita di prodotti contraffatti e pericolosi e Compagnia di Termini Imerese ha sequestrato 1.183 prodotti di presumibile provenienza cinese tra giocattoli, materiale elettrico e cosmetici, tutti privi delle informazioni in lingua italiana sui materiali e sui processi di fabbricazione. La marcatura di sicurezza “CE” apposta sulle confezioni, era stata volutamente camuffata dietro le iniziali della sigla “China Export” e i cosmetici non recavano nemmeno la data di scadenza.

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