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Lettera ai genitori di Enrico: “Né morte né vita…potrà mai separarci da…”

Una giovane vita “spezzata”, è una ferita troppo “grande”, un “dolore” senza misura. Conoscendo i genitori, molto apprezzati in Città, ci stringiamo “forte” a loro in questa dolorosa circostanza.

Quando la realtà ci rende “nudi” e “impotenti”, la nostra misura, da sola, non è in grado di offrire il senso di cui abbiamo bisogno per andare avanti.

Soprattutto, di fronte a circostanze dolorose, come quella che ha colpito Enrico, è naturale domandarsi: che senso ha tutto questo?

L’esperienza della morte, specialmente quando arriva così improvvisa e senza senso, scuote nelle viscere la vita di chi ha amato Enrico e ci ripropone dubbi e interrogativi. La morte avrà l’ultima parola?

Di fronte a questa circostanza è quasi naturale che il senso di vuoto avanzi. Il rischio è rimanere prigionieri della nostra ragione, ridotta a misura, incapace di reggere l’urto della contraddizione. Ci troviamo smarriti da soli con la nostra impotenza, col sospetto che in fondo tutto è niente.

Nonostante tutto quello che è accaduto, però, anche se è difficile da “accettare” in questi momenti, con delicatezza vogliamo dire che “non è tutto finito”. Proprio ora, in questi momenti difficili, questa circostanza pone i genitori di fronte a una sfida: la più difficile da sostenere ma la più necessaria.

Vincere la naturale “sfiducia” e “lasciarsi abbracciare” dalla certezza che : “Né morte né vita…potrà mai separarci dall’amore di Dio”. La certezza è che Cristo non lascerà questi genitori da soli, in questa circostanza, ma è già presente pronto ad accompagnarli in un “nuovo” cammino.

E’ proprio in questi momenti che la vita ci sfida più di qualunque altra cosa. Ci pone domande così potenti che esigono risposte all’altezza di quelle domande.

Da una certezza però possiamo partire: la vita ci è stata data in dono da qualcuno che ci ha conosciuto prima ancora che entrassimo nel grembo di nostra madre.

«Ti ho amato di un amore eterno, ho avuto pietà del tuo niente» (cfr. Ger31,3).

Vi siamo vicini e vi accompagniamo, stringendoci a voi, in questo difficile “cammino” che siete chiamati a percorrere.

 

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