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Chi rallegrava la giovinezza di Crocetta? La testimonianza nel suo ultimo libro

“Ad Deum qui laetificat juventutem meam”. “Al Dio che rallegra la mia giovinezza”. Il passo del salterio latino della Vulgata, Rosario Crocetta lo piazza nel cuore del suo libro “E io non ci sto”, edito da Longanesi con la prefazione di Pietro Grasso. Parole di un salmo che veniva recitato ai piedi dell’altare, a confermare la radice di ogni felicita’, gioia suprema, pienezza della pace. Riportano a quando era ragazzino, figlio di una famiglia modesta, serviva messa e pensava di fare il prete, ma che poi ha sterzato per “un grande amore”: la Sicilia. Ma a suo dire sono anche un programma governo: innescare i germi di una rivoluzione dentro un corpo considerato irredimibile e inesorabilmente degradato per riconquistarlo a nuova giovinezza. La sfida di un “proletario al palazzo”. E di un metodo, il “Metodo Crocetta”. Nel volume il presidente della Regione siciliana ripercorre il suo tragitto esistenziale e politico, dalla famiglia operaia, al confronto con la fede e la Chiesa. L’impegno da sindaco a Gela, l’esperienza di amministratore che si scontra con gli interessi della mafia, i piani di morte di Cosa nostra e gli schizzi di fango. Ma anche i compagni di viaggio, come Antonello Montante, Ivan Lo Bello. Fino all’approdo alla presidenza della Regione, dopo i “tentativi falliti” di Leoluca Orlando, Rita Borsellino e Anna Finocchiaro. Costantemente messo davanti al tema della “diversita’, sempre ricorrente nelle vicende della mia vita”. A Palazzo d’Orleans da “proletario” dice di considerarsi ancora un “intruso”, non digerito dal sistema. “I poteri che mi combattono sono forti, dispongono di risorse e denaro, possono comprare tutto”. Per loro “la rivoluzione di Crocetta deve essere fermata a ogni costo. Il gioco e’ piu’ grande e mi chiedo se io, piccolo uomo, riusciro’ a smantellare un sistema che non mi prevede”. Anche in questo caso, sostiene e’ una questione di ‘metodo’. Il ‘Metodo Crocetta’? “Nulla di particolare, solo un pizzico di buonsenso applicato alla pratica quotidiana dell’amministrazione”, che riferito ai lavori pubblici, ad esempio, significa pretendere dalle ditte la certificazione antimafia rilasciata dalle prefetture e non dalla camere di commercio e poi vedere di persona. Applicato alla politica, vuol dire spesso l’approdo a soluzioni eterodosse e oltre gli schemi. “Sarei uno stupido se pensassi di portare avanti la mia rivoluzione siciliana contando su una maggioranza assembleare che numericamente non ho. Ma sono convinto – ragiona Crocetta – che io una maggioranza l’avro’, perche’ dovranno essere votate le idee e le proposte. E se queste sono valide per la Sicilia, non vedo perche’ non debbano essere sostenute a prescindere dalla collocazione politica. E’ questa la sfida. Senza inciuci”. Anche questo “e’ uno dei tanti aspetti del ‘metodo Crocetta’: so che la gente non ha eletto un presidente perche’ si metta sotto la tutela dei partiti, ma perche’ si assuma la responsabilita’ dei suoi atti.

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