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Raddoppiano le imprese estere in Sicilia, nonostante i burocrati: è un dato straordinario

Nonostante la burocrazia, il malaffare, troppi funzionari che tengono per mesi le pratiche nei cassetti (che rappresentano la nuova mafia), incredibilmente il numero delle imprese a partecipazione estera in Sicilia è aumentato di quasi il 200 per cento negli ultimi 6 anni. Così si evince dai  dati dell’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez). Immaginiamo cosa potrebbe accadere se, in Sicilia, mandassimo “a casa” i burocrati negligenti e favorissimo gli investimenti produttivi.  Cosa spinge gli imprenditori stranieri ad investire in Sicilia? Per capire meglio questo interessante fenomeno ci affidiamo alle opinioni espresse da Confindustria Sicilia che parla di un “nuovo scenario economico che vede l’Africa e il Medio Oriente come prossimi obbiettivi delle multinazionali. In questo contesto, l’Isola svolgerebbe il ruolo di testa di ponte, un rifugio sicuro per studiare e ottenere le risorse necessarie prima della nuova espansione”. Inoltre sembra che investire in Sicilia è conveniente anche in termini economici. Secondo i dati di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, investire in Sicilia costa meno che nelle altre regioni. Il costo medio per l’acquisto di un capannone industriale in Lombardia è di 1300 euro al metro quadrato mentre a Palermo sfiora appena gli 800 euro e a Ragusa è ancora meno. In questi tempi di cattive notizie, partire da questi dati può indicarci la “strada” nuova da percorrere. Eliminare la burocrazia, cacciare via i funzionari lenti e incentivare gli investimenti produttivi.

 

 

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