Attualità

“Il candore delle cornacchie” di Totò Cuffaro candidato al premio Strega: la “redenzione” di un uomo?

Totò Cuffaro, l’ex Presidente della Regione, che sta scontando in carcere (caso raro tra i politici) una dura pena per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, è tornato agli “onori” della cronaca per un fatto positivo. Tra i ventiquattro titoli candidati al Premio Strega 2013 compare pure il suo libro scritto in carcere, da detenuto,  dal titolo  “Il candore delle cornacchie”.

Il libro è accompagnato da una prefazione di monsignor Rino Fisichella, in cui Cuffaro professa la sua innocenza, ribadisce la sua fede, racconta la vita in carcere e il rapporto con gli altri detenuti.

Così scrive questo straordinario e coraggioso sacerdote, capace di esporsi per un personaggio pubblico incarcerato con gravissime accuse,  nella prefazione:

“Ho sofferto per la sua condanna e ho ammirato la sua dignità. Ho visto la sua trasformazione nelle brevi visite che gli ho fatto nel carcere di Rebibbia. All’amicizia, che non può mai venire meno quando è sincera, si aggiunge la preoccupazione per i giorni, i mesi e gli anni che sono carichi di incertezza su come l’animo esce da questa drammatica esperienza.”

Cos’, invece, scrive nel libro proprio Totò Cuffaro:

“Ho sempre donato tutto me stesso agli altri, al prossimo,

ho sempre vissuto dando fiducia, ho gioito nel suscitare speranza. In cambio ho tanta gente che mi vuole bene.

Mi hanno dato il loro affetto, mi hanno aperto la loro porta e il loro cuore, donandomi la loro umanità, i loro sentimenti, che mi hanno arricchito ogni giorno della mia vita.

Quelli che mi hanno amato hanno radicato in me una certezza straordinaria, mi hanno fatto sentire vivo e forte, e mi hanno dimostrato l’amore di Dio.

Quelli che invece hanno voluto farmi, e mi hanno fatto del male, pochi per la verità, mi hanno, anche se inconsapevolmente, fatto il grande dono di farmi confidare ancora di più in Dio.”

 

Rispetto a questa vicenda umana di chi sta scontando una pena, prima di esprimere giudizi, è forse il caso di rileggere questo famoso passo del vangelo, ricordandoci che siamo tutti “peccatori”.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (cap. 8, 1-11)

 

Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all`alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell`interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch`io ti condanno; và e d`ora in poi non peccare più».

 

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