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L’ombra dei clan mafiosi sui porti ragusani

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Ragusa hanno notificato in carcere a tre appartenenti alla Stidda un provvedimento di avviso di chiusura delle indagini, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania per il reato di estorsione aggravata dalle modalita’ mafiose e dell’avere agevolato la cosca di Vittoria. Gli ordini di custodia cautelare, per il  reato di estorsione aggravata, riguardano  Salvatore Fede, Salvatore Cannizzo e Filippo Ventura, conosciuto  come “u  marmararu”, un quarto,  Rosario  Incorvaia, è deceduto. I tre sono accusati di avere costretto il titolare di una societa’ di Catania, nel 2007 impegnata nei lavori di costruzione del porto turistico di Ragusa e di consolidamento dell’area portuale di Scoglitti, a pagare 80.000 euro.  A fronte del rifiuto dell’imprenditore, sono stati danneggiati in piu’ occasioni i veicoli dell’impresa. I Carabinieri hanno accertato anche un incontro tra questi esponenti della Stidda, organizzazione siciliana contrapposta a Cosa nostra e molto agguerrita nell’area Iblea, e appartenenti al Clan Santapaola di Catania – sotto la cui ‘protezione’ gia’ stava la vittima – per accordarsi sulla competenza in ordine a chi dovesse sottoporre ad estorsione la stessa impresa per i lavori in provincia di Ragusa.  La svolta alle indagini l’ha data la decisione dell’imprenditore, sottoposto alle richieste estorsive, di collaborare con gli investigatori. Il titolare della ditta che negli anni 2007-2008 ha svolto lavori per la costruzione del porto turistico di Marina di Ragusa e di consolidamento del porto di Scoglitti, ha confermato di essere stato effettivamente contattato da elementi della criminalita’ di Vittoria. E di avere pagato la somma complessiva di 50.000 euro, in piu’ tranche da 5.000 euro, a fronte di una richiesta iniziale di 150-200.000 euro e un accordo conclusivo di 80.000. L’uomo ha riconosciuto in foto i suoi aguzzini. Ulteriore riscontro dell’attivita’ investigativa sono state le denunce presentate nel febbraio e nel giugno del 2007 dal capo cantiere circa il furto di carburante dai tre escavatori cingolati e da una pala meccanica, a Comiso, e i vari danneggiamenti dei mezzi all’interno del cantiere del porto di Scoglitti, bersagliati da grossi massi. L’imprenditore, nonostante avesse eccepito di “essere a posto con i pagamenti” con la mafia di Catania, ha dovuto cedere alle richieste degli stiddari di Vittoria, finendo nella morsa delle due organizzazioni criminali.

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