Attualità

Nel libro “Francesco, vita e rivoluzione” l’autrice svela alcuni particolari

“Dalla voce padre Jorge pare tranquillo. Gli dico che sui giornali italiani tutti continuano a parlare di Scola e di Scherer come dei grandi favoriti. Padre Jorge e’ consapevole che la situazione e’ difficile, poco chiara. Come sempre, mi chiede di pregare per lui. Concordiamo di sentirci ancora, prima che si rinchiuda ‘cum clave’. Ma in ogni caso ci vedremo per il mio compleanno, il 15 marzo. Ne’ lui ne’ io immaginiamo che Dio ha altri progetti”. Nel suo libro “Francesco, vita e rivoluzione”, in uscita in questi giorni per Lindau, la giornalista de “La Nacion” Elisabetta Pique’ ricostruisce cosi’ la sua ultima conversazione telefonica con il futuro Papa Francesco all’antivigilia del Conclave. Il libro, accanto a moltissime notizie inedite su Bergoglio prima e dopo l’elezione, racconta anche la storia di un’amicizia sincera, quella tra Elisabetta e padre Jorge, e di un amore tenerissimo, quello tra la stessa giornalista e il vaticanista irlandese Gerard O’Connell suo marito, nato nell’austera Sala Stampa della Santa Sede. E’ stato proprio “Gerry” – rivela la Pique’ – a convincerla della possibilita’ che il loro amico cardinale potesse essere eletto, consentendole cosi’ di azzeccare la previsione della vigilia. E’ la sera del 12 marzo, primo giorno di Conclave. “Domani Bergoglio potrebbe essere Papa”, le annuncia il marito lasciandola “paralizzata di fronte al computer”. “Fin da prima del Conclave del 2005, Gerry – rivela – e’ convinto che Bergoglio possa diventare Papa”. “Ma Bergoglio ha 76 anni, ha avuto la sua occasione nel 2005, non ne ha approfittato e ora non e’ piu’ il suo momento”, replica quella sera Elisabetta “ripetendo i soliti argomenti dei vaticanisti che non l’hanno incluso nelle liste dei papabili”. Il marito tuttavia “ha fatto diverse interviste off the record ai cardinali” e su questa base “ha fatto i conti piu’ e piu’ volte, ed e’ sicuro che padre Jorge, come chiamiamo familiarmente l’uomo che porta sempre qualche dolcetto come regalo per i nostri figli, sia entrato al Conclave con una buona quantita’ di voti”. “I cardinali che voteranno sicuramente per lui sono venticinque o trenta”, assicura il giornalista irlandese alla moglie, “piu’ serio che mai”. “Comincio – confessa Elisabetta – a essere nervosa, o meglio, isterica. Se Bergoglio diventa Papa, lo conosco da quando fu ordinato cardinale, nel febbraio 2001, la mia vita cambiera’ radicalmente”. Il giorno dopo, quello dell’elezione, i due coniugi vaticanisti sono impegnatissimi ognuno sul proprio fronte mediatico. Si rincontrano solo a notte inoltrata: “Gerry – racconta Elisabetta – arriva a mezzanotte passata, e non abbiamo ne’ il tempo ne’ le parole giuste per commentare quanto e’ successo. Mi prepara un panino che divoro mentre scrivo senza sosta. Non so come, ma riesco a concentrarmi e scrivo in tempo gli articoli concordati”. All’incontro del 16 marzo con i giornalisti pero’ e’ solo Elisabetta (in quanto vaticanista argentina di lungo corso) a poter salutare il Papa nell’Aula Nervi, e Gerry la guarda dalla platea e le sorride. Per lui l’incontro personale con il nuovo Pontefice arrivera’ solo in maggio, quando con i figli potra’ accompagnare Elisabetta a Santa Marta. “E’ sabato 11 maggio e Juan Pablo, quasi 8 anni, e Carolina, 5 e mezzo, sanno – ricorda la mamma giornalista – che rivedranno padre Jorge, per la prima volta vestito di bianco, ora Papa Francesco. Un gruppo di giornalisti argentini residenti a Roma, insieme a mariti, mogli e famiglie, avra’ il privilegio di assistere alla messa mattutina che il Pontefice celebra nella cappella della Casa di Santa Marta alle 7 in punto”. Sull’aereo in volo verso Rio, in luglio, racconta ancora la Pique’, “ci sono un abbraccio, due baci e lo stesso affetto di sempre quando arriva il mio turno di salutare il Papa. ‘I bambini stanno bene?’, mi domanda Francesco, e io gli racconto che Gerry, che non poteva permettersi un viaggio cosi’ costoso, ha viaggiato per conto suo ed e’ gia’ a Rio”. Un successivo abbraccio con Francesco e’ concesso a Elisabetta sul volo di ritorno, dopo la famosa conferenza stampa. “Trascrivere questo colloquio di un’ora e venti – confida la vaticanista nel suo libro – priva del sonno molti di noi. Un viaggio intercontinentale di 9201 chilometri non mi e’ mai sembrato cosi’ rapido. Fra venti minuti atterreremo all’aeroporto di Ciampino. Noi giornalisti del volo papale stiamo ancora lavorando freneticamente sui nostri testi, immersi nei computer, quando all’improvviso compare di nuovo Francesco nel corridoio dell’aereo. Saluta, ringrazia e, con un sorriso, domanda come stiamo. Gli dico: ‘Padre Jorge, non abbiamo dormito niente, ha esagerato, ci ha fatto lavorare troppo!’ E lui risponde: ‘Ve la siete cercata’”. I coniugi O’Connell sono abituati alle battute del loro amico oggi vestito di bianco: una volta a Buenos Aires accompagnandoli fino alla porta dell’arcivescovado spiego’ loro che essendo giornalisti era meglio sincerarsi che andassero via davvero.

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