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L’economia di comunione “conquista” anche Ragusa: l’esempio di un’impresa che sceglie il bene comune prima del profitto

E’ possibile fare impresa pensando al “bene comune” prima che al profitto? E’ possibile passare dalla competizione alla collaborazione? Guardando ciò che accade, anche in Provincia di Ragusa, sembrerebbe che qualcuno ci stia provando. Una società di Ragusa, Casa Mia Iblea, che opera nel settore dell’edilizia, ispirandosi ai principi di Economia di comunione ha scelto di “vivere” il fare impresa “sposando” una cultura economica improntata alla comunione, alla gratuità ed alla reciprocità, proponendo e vivendo uno stile di vita alternativo a quello dominante nel sistema capitalistico. Giuseppe Barone (dottore commercialista), Pietro D’Amanti (geometra), Emanuele Criscione (imprenditore nel settore impianti tecnologici) e Rosario Gurrieri (imprenditore nel settore impianti tecnologici), aderendo a Economia di Comunione hanno fondato la loro collaborazione su una “vocazione” al bene comune e agli esclusi di ogni latitudine e contesto sociale, con una duplice inclusione: comunitaria e produttiva. Se altre aziende sceglieranno di seguire questo esempio si potrà  sviluppare una nuova economia coinvolgendo imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici, tutti impegnati ai vari livelli per promuovere una prassi ed una cultura economica improntata alla comunione, alla gratuità ed alla reciprocità, proponendo e vivendo uno stile di vita alternativo a quello dominante nel sistema capitalistico.  L’economia nasce come strumento dell’uomo, al servizio della sua vita e del bene comune, però noi ce ne siamo dimenticati. Grazie a imprenditori che vivono l’esperienza del lavoro come dimensione del “dono” e della “collaborazione” abbiamo la possibilità di imparare che esiste un altro modo di fare impresa o cooperazione: l’economia civile. L’economia civile è un’economia di mercato che si distingue da quella capitalistica perché fondata sui principi di reciprocità e fraternità. Il mercato, nella prospettiva dell’economia civile, non scompare ma è “reinterpretato” ed elevato a mezzo attraverso il quale chi vi opera, da nemico diventa amico e da estraneo diventa parte di una comunità.

Con 
l’economia
civile,
scambi 
e
 prestazioni
 avvengono 
dentro 
rapporti 
di amicizia, 
onestà 
e
 solidarietà,
 cioè 
dentro 
la
comunità 
che 
crea 
le 
condizioni 
perché 
lo
 scambio
 resti
 etico 
e 
civile.

In concreto l’Economia di comunione, che può essere inquadrata nel modello dell’economia civile, invita a:

  • vivere e diffondere una nuova cultura economica e civile, dai bambini agli anziani, che Chiara Lubich ha voluto chiamare “cultura del dare”;
  • formare nuovi imprenditori e imprenditori nuovi che liberamente condividano gli utili per sostenere gli scopi dell’EdC: la riduzione della miseria/esclusione, la diffusione della cultura del dare e della comunione, lo sviluppo dell’azienda e la creazione di posti di lavoro; imprenditori che concepiscano e vivano la loro impresa come vocazione e servizio al bene comune e agli esclusi di ogni latitudine e contesto sociale;
  • combattere le varie forme di indigenza, esclusione e miseria con una duplice inclusione: comunitaria e produttiva; siamo convinti infatti, anche per l’esperienza ormai ventennale, che non si possa curare nessuna forma di povertà non scelta senza includere le persone svantaggiate all’interno di comunità vive e fraterne, e, laddove è possibile, anche nei luoghi del lavoro, nelle imprese: finché chi può e deve lavorare non riesce ad averne l’opportunità, questi rimane sempre una persona indigente.

Franco Portelli

VIDEO DI TESTIMONIANZE DI IMPRENDITORI

http://www.youtube.com/watch?v=bwkzVqxfdoY&feature=youtube_gdata_player

http://www.youtube.com/watch?v=JNziqqI0-Vc

4 thoughts on “L’economia di comunione “conquista” anche Ragusa: l’esempio di un’impresa che sceglie il bene comune prima del profitto”

  1. Ringrazio di cuore Franco Portelli per aver dedicato al progetto EdC l’articolo stampa che esplicita bene quanto stiamo cercando di promuovere anche nel nostro territorio.
    Tutto ció é anche facilitato dalla eccezionale esperienza di condivisione che stiamo facendo all’interno dell’AIPEC (Associazione Imprenditori Italiani per Economia di Comunione), di cui io faccio parte e sono anche felicemente membro del Consiglio Direttivo Nazionale.
    Ad AIPEC hanno giá aderito 20 imprenditori, liberi professionisti, artigiani, commercianti del nostro territorio.
    Grazie Franco, di cuore.
    Piero D’Amanti

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