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Il pomodorino nelle mani delle mafie: ecco come “fregano” i nostri agricoltori

In una interessantissima inchiesta, curata da Attilio Bozzoni per il quotidiano La Repubblica, è spiegato il motivo per cui i nostri produttori agricoli non riescono più a sopravvivere. Purtroppo, anche in questo caso, c’entra la mafia della commercializzazione. Pubblichiamo una parte de pezzo che spiega bene il meccanismo usato. Il pomodorino non si ferma mai. Si sposta sempre, da sud a nord e da nord a sud, scavalca l’Appennino, attraversa lo Stretto. Percorre le strade d’Italia e chilometro dopo chilometro il suo prezzo sale, s’impenna. Più viaggia e più costa. È uno dei tanti miracoli della mafia. Parte e ritorna nello stesso posto, gira e rigira per finire sempre a un passo da dove è nato.
Noi abbiamo seguito il cammino di un “ciliegino”, quello cresciuto nelle terre del signor Antonio di Fondi, tre ettari in mezzo alla magnifica valle di contrada San Raffaele. Campagna buona, zolle profumate, in fondo c’è il mare che entra fra le dune di sabbia. Il signor Antonio ha venduto i suoi pomodorini a 85 centesimi il chilo al grande circo dell’orto e della frutta e, tre giorni dopo, li ha ricomprati a 2,58 euro “da Enzo” che ha una piccola bottega sulla provinciale per Sperlonga. Tre volte di più a neanche due chilometri dalle sue serre. È l’incredibile andata e ritorno del “ciliegino” dei boss, è la tassa che fa diventare carissima la nostra tavola. Lasciando i campi di Antonio ci siamo addentrati nel labirinto di un grande affare criminale e ci siamo persi in una giungla di prezzi e di camion, di balzelli e di ricatti. Tutto sembra in ordine, tutto è avvolto dal silenzio, tutto è sotto gli occhi di tutti. Ma è davvero così?
In realtà tutto è molto “sporco” intorno al pomodorino che arriva nelle case degli italiani. È andata così questa inchiesta nel regno dell’omertà fra teloni riscaldati dal primo sole d’estate e i fumi che buttano gli autotreni dietro alle pedane di carico e scarico. È cominciata con Antonio che ha raccolto i suoi pomodorini dalla pianta e all’alba li ha portati al Mof, il Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Un mercato che non è un mercato: tutto è già scritto, tutto è già deciso. Prezzi e regole, pizzo e truffe. È un pozzo nero dove un “commissionario” ha deciso quanto valeva il suo raccolto: 1 euro al chilo. Antonio ha pagato il 14 per cento di imposta e poi non ha saputo più nulla del suo raccolto. Né a quanto l’hanno venduto né dove l’hanno spedito. Quello che è accaduto dopo ce l’ha raccontato qualcuno che il destino dei pomodorini lo conosce bene, uno che è dentro ai percorsi segreti dell’Anonima Trasporti Spa.

Il “ciliegino” di Antonio l’hanno piazzato a 689 chilometri di distanza da Fondi: l’hanno portato a Milano. Un grossista ha comprato il pomodorino delle serre di contrada San Raffaele a 1,98 euro al chilo ma non per rivenderlo, per smerciarlo in giornata ai commercianti lombardi o veneti. L’ha comprato per fargli fare un giro dell’oca. È il talento creativo dei lestofanti, per loro l’agroalimentare è come l’albero della cuccagna. Su e giù, sotto e sopra, più si muove e più si fa guadagno. E chi muove, chi ha i camion, sono sempre loro: i boss delle mafie.

Il “ciliegino” di Antonio è tornato a Fondi. A 2,20 euro al chilo. È tornato come carico di un altro carico. A Fondi qualcuno aveva richiesto il giorno prima, al grossista di Milano, un paio di tonnellate di banane. La contrattazione è stata veloce: “Ti dò le banane ma solo se ti prendi anche un po’ di pomodorini”. E così il grossista milanese ha fatto ridiscendere il “ciliegino” di Antonio. Altri 689 chilometri ma nella direzione opposta. Lo stesso pomodoro, lo stesso prodotto ha ripreso la via del Sud.

One thought on “Il pomodorino nelle mani delle mafie: ecco come “fregano” i nostri agricoltori”

  1. Pensiamo anche all’inquinamento, al prezzo del carburante (più aumenta la domanda più cresce il prezzo) e al senso di sconfitta degli onesti. Il Male sembra prevalere, ma non sarà per sempre!

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