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“In Nativitate Domini”, a Scicli fino al 6 gennaio: si può visitare uno straordinario percorso ….

Si può vivere ed esprimere la fede attraverso l’arte? Dopo aver “gustato” il percorso espositivo “In Nativitate Domini”, realizzato a Scicli all’interno della chiesa di Santa Maria La Nova, devo dire che don Antonio Sparacino e i ragazzi che hanno allestito il percorso sono riusciti nel loro intento di aiutarci a spostare lo sguardo dalla contemporaneità al senza tempo. Tutto è stato realizzato nelle scale che dalla chiesa portano al campanile, sapientemente allestite in modo da presentare un percorso con matrice storica e catechetica. Quattro sono le tappe di questo “viaggio” che è possibile fare fino al 6 gennaio: la prima riguarda ciò che precede la Nascita, la seconda è dedicata all’Annuncio, la terza all’Incarnazione e l’ultima all’Eucarestia. Si potrebbe dire, mutuando il pensiero di Ratzinger, che in questo originale percorso non abbiamo a che fare con semplici immagini di eventi passati, una sorta di insegnamento della storia attraverso le immagini, ma con una forma di racconto che, facendo memoria attualizza una presenza. Quella stessa presenza del mistero che ciascun osservatore attento può “incontrare” salendo le scale del percorso, rendendosi subito conto che quelle opere d’arte, accuratamente inserite, invitano a superare la transitorietà del tempo. L’arte, così presentata, ci parla, racconta, fa memoria e rende presenti le azioni di Dio nella storia dell’uomo, creando una stretta relazione tra immagine e presenza.  Sono presentate opere, alcune delle quali anche semplici, che diventano immortali  perché i curatori del percorso hanno cercato di andare oltre la realtà sensibile, nello sforzo di rendere visibile l’invisibile, riuscendo a rappresentare verità eterne, concepite con uno sguardo aperto al mistero. Con quale spirito ci si può accostare a questo percorso?  Con uno sguardo prolungato nel tempo, uno sguardo contemplante che non si stanca di tornare a guardare, che si pone, nel mondo frenetico in cui viviamo, di fronte ad un’immagine ferma, non in movimento, che apre continue e inaspettate finestre su un mondo altro che ci trascende e ci supera, ed al ritorno del nostro sguardo ci dice ancora cose nuove: la buona Novella. Dopo l’iniziativa, realizzata da don Antonio in estate nello stesso luogo, che ha accolto tantissimi visitatori attratti dalle opere esposte di arte sacra, si può dire che ancora una volta si è riusciti a sottolineare che anche l’arte può divenire parola silenziosa ed eloquente per incontrare il Mistero. Questa mostra, tuttavia, non è solo rivolta a chi è credente ma anche a chi è pronto a riconoscere l’arte come espressione del bello. Nella consapevolezza che, come ha affermato  Esna Paund: “Non ci si mette a discutere su un vento d’aprile quando lo si incontra,  ci si sente spontaneamente rianimati, così come quando si incontra un pensiero folgorante di Platone, oppure si incontra il profilo affascinante di un volto femminile o di una statua”, ed è il caso d aggiungere quando si ha la possibilità di salire le scale che portano al campanile di S.M. La Nova e di “incontrare” l’arte sacra.   (Franco Portelli)

 

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