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Padre Michele Fidone scrive ai suoi ex parrocchiani: “fermate la protesta!”

Agli amici e ai fratelli nella fede
che stanno protestando per il mio trasferimento!
Cari amici e cari fratelli nella fede,
sento il bisogno di scrivere per chiedervi in ginocchio di fermare la vostra protesta e la vostra raccolta di firme a seguito del mio trasferimento a Ispica.
Sento nella vostra protesta tanto affetto, tanta stima e il dolore per una separazione dopo dieci anni di condivisione, di progetti pastorali , di dolori e di gioie che hanno attraversato la vita della nostra parrocchia e quella di ciascuno di noi.
Sono pieno di gratitudine al Signore per il dono che avete rappresentato nella mia vita e sono contento di essere stato un dono per voi nonostante la mia povertà .
Se il Signore fonte di tutti doni, “Donatore per eccellenza” ha permesso che in questi dieci anni potessimo crescere e convertirci insieme, abbiamo la certezza che in modo diverso continuerà a prendersi cura della nostra crescita, della comunità, di voi, del parroco che mi sostituirà e colui il quale andrò a sostituire.
Padre Corrado Lorefice e Padre Rosario Rabbito si prenderanno cura di voi con tutta la paternità che riconosciamo loro e io cercherò di fare del mio meglio, per non far dimenticare ciò che di buono e di bello ha realizzato Padre Giuseppe Stella.
Vi chiedo di non portare rancore nei confronti della scelta del nostro Vescovo il quale è chiamato a vivere tutta la fatica, tutto il peso, oltreché tutta la bellezza del discernimento nella nostra Diocesi.
Obbedire al “mio” Vescovo non come un militare, ma in modo adulto, è la strada sicura che ho scelto per servire la Chiesa e per servire le persone che il buon Dio mi pone dinanzi e mi metterà accanto. Essere casti, obbedienti e poveri è ciò che ci permette di assomigliare a Gesù casto, obbediente e povero.
Chiedo, piuttosto, per il nostro Vescovo la vostra preghiera e il vostro sostegno.
Ogni trasferimento ha i suoi dolori; ogni addio, piccolo e grande, ha bisogno di tempo; ma sto vivendo questa tappa con la serenità con la quale solo nella obbedienza al Vescovo e alla Chiesa posso custodire i desideri dello Spirito Santo su di me anche sul futuro di tutti noi.
Sento ancora di affidarvi un desiderio e una preghiera: stiate vicini ai miei confratelli Sacerdoti di Modica, senza farli sentire soli, giudicati, non accolti.
Come Sacerdoti, facciamo fatica, a volte, a testimoniarvi la nostra comunione, a volte corriamo il rischio dell’individualismo, altre volte rischiamo di ammalarci di paternalismo. Perciò, abbiamo bisogno della vostra testimonianza nella fede, della vostra speranza e di imparare, in particolare, dalle famiglie come essere tra noi fratelli.
Ai miei confratelli affido la vostra cura! A tutti loro sento il bisogno di chiedere perdono per tutte le volte che non sono stato un buon confratello . Quanta solitudine potremmo risparmiarci, se vivessimo insieme più occasioni di fraternità, di paternità … di maternità!
Cari amici, vorrei ancora una volta salutarvi nelle celebrazioni eucaristiche nelle domeniche di ottobre!
Il regalo più grande nel congedarci sarà la cessazione di ogni protesta e la trasformazione del risentimento in gratitudine a Dio e alla Chiesa. Porterei con me, come ferita indelebile, l’idea di aver generato indirettamente conflitti e non momenti di vera comunione ecclesiale.
Amo Modica e la parrocchia che lascio, più dei miei occhi, e questo amore oggi sono chiamato a diffonderlo nelle mie nuove parrocchie ispicesi.
Ognuno di noi è uno “strumento inutile”. Ciò che conta è andare avanti con Dio e con la Chiesa!
Un abbraccio riconoscente.
Padre Michele Fidone

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