Attualità Scuola

Si può chiamare “Buona scuola” quella che parla di alunni che “assistono alle lezioni”? A chiederlo i docenti dell’UCIIM della Provincia di Ragusa in occasione di un seminario

Cosa ci si può aspettare da un documento in cui è scritto che gli alunni “assistono alle lezioni”, le funzioni strumentali sono chiamate “funzioni obiettivo” e i dirigenti scolastici semplicemente “presidi”? L’impressione che è emersa, in occasione del seminario di formazione organizzato dall’Uciim della Provincia di Ragusa sul tema ” La buona scuola? Riflessioni e proposte”, è che quel documento è più assimilabile ad uno spot pubblicitario, stile Mulino bianco, piuttosto che a un lavoro realizzato da esperti e operatori appartenenti al mondo della scuola. Organizzato dalla Prof.ssa M. Vittoria Mulliri, Presidente Provinciale UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori), a Modica nei locali dell’Istituto “Archimede”, ha visto la partecipazione tra i relatori del Prof. Giacomo Timpanaro, Vicepresidente Nazionale e del Prof. Franco Portelli, Collaboratore Sole 24 Ore Scuola. Dare al Paese una Buona Scuola – è emerso dalla relazioni – significa dotarlo di un meccanismo permanente di innovazione, sviluppo, e qualità della democrazia. La Scuola non deve essere un semplice capitolo di spesa della Pubblica amministrazione, ma “un investimento di tutto il Paese su se stesso, come la leva più efficace per tornare a crescere. “Un maestro o una professoressa possono determinare con il loro lavoro il futuro di centinaia di ragazzi più di quanto non possa farlo un membro del governo”. “Ripartiamo da chi insegna”.“Ogni scuola dovrà avere vera autonomia”.“La nostra scuola è piena …di innovatori silenziosi”. Il non applicare queste semplici, ma preziose, indicazioni è la causa della crisi di questa società, fotografata dal Censis, in occasione del 47 esimo rapporto, come “sciapa e infelice”. “Oggi siamo una società senza fermento, circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa. E siamo «malcontenti», quasi infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali”. Anche l’Istat parla di 800 mila analfabeti pieni e milioni di analfabeti di ritorno o che leggono poco. E’ evidente che ci troviamo davanti ad una crisi strutturale senza precedenti, e non si tratta di una semplice crisi economica (che è solo uno degli effetti) ma di una crisi di valori e di prospettive di ampia portata. Servono dunque misure straordinarie, pensate e realizzate da persone “competenti” e investimenti importanti sulla scuola. E’ urgente “motivare e rendere orgogliosi coloro che, dentro ogni aula scolastica, realizzano, assieme agli alunni che non assistono alle lezioni (come indicato nel documento) ma contribuiscono assieme ai docenti a costruire il dialogo educativo, una nuova società in grado di avere ancora “fame di futuro”. Scansafatiche, privilegiati, autoreferenziali ed in alcuni casi anche inutili, gli insegnanti italiani sono così “etichettati” da chi, in molti casi, non è mai entrato in una classe. Troppi opinionisti, pseudo esperti e anche politici, hanno proposto ricette rivolte ai docenti italiani. Usare il “bastone” e la “carota”, è stato sottolineato, riferendosi agli insegnanti, ricorrendo alternativamente alle buone e alle cattive maniere per migliorare la scuola, come si usa fare con gli asini che un po’ vengono allettati con le carote e un po’ vengono presi a bastonate quando le carote non bastano a vincere la loro cocciutaggine. Come hanno risposto gli educatori a queste provocazioni lanciate, in alcuni casi, a “caratteri cubitali” da alcune riviste o “gridate” in trasmissioni televisive da opinionisti vari? Disaffezione, stress, percezione della perdita del proprio prestigio sociale, disorientamento, sono solo alcuni sintomi di una “malattia” che colpisce la classe docente e che rischia di propagarsi come l’ebola se non si trovano, al più presto, valide terapie. Cosa fare? Quando i frutti stanno per essere irrimediabilmente distrutti non resta altro da fare che salvare il “seme”. A questo proposito i contadini ci insegnano che, quando il fiume travolge gli argini e invade i campi, bisogna adoperarsi per recuperare il seme. Quando il fiume sarà rientrato, il sole provvederà ad asciugare la terra resa più fertile dal limo, e il contadino che è riuscito a salvare il seme potrà gettarlo sulla terra e farlo fruttificare. Allo stesso modo prima che i bravi insegnanti saranno costretti a “togliere il disturbo” è necessario che tutta la società si adoperi per conservare quello “sguardo” di cui ha parlato Papa Francesco, in occasione del discorso agli operatori della scuola, è che ha spiegato dicendo: “Ho sentito qui che non si cresce da soli, perché sempre uno sguardo ti aiuta a crescere. Io quello sguardo l’ho avuto dalla mia prima maestra, che mi ha preso a 6 anni”, “lei mi insegnò ad amare la scuola”. E’da lì che dobbiamo cominciare, perché in gioco c’è la partita più importante per il nostro Paese. E’ quello sguardo che siamo chiamati a rivalutare, a sostenere, ad accompagnare nel difficile lavoro di tutti i giorni nelle nostre scuole. Solo così, quando sarà passata la “piena” potremo nuovamente seminare quello “sguardo” in grado di generare passione per la cultura, gusto per la bellezza e la verità, desiderio di vivere il futuro. Quando, ancora oggi, è possibile trovare nelle nostre scuole, e ce ne sono tanti, docenti e alunni che prendono sul serio la relazione educativa non si può che rimanere affascinati e pensare che ancora non è tutto perduto. Che dalle ceneri di questa società delusa e arrabbiata possa risorgere una nuova classe dirigente che, sentendo tutta la responsabilità della costruzione di un futuro migliore, possa cercare nell’impegno e nello studio l’antidoto alla crisi di valori prima ancora che economica . E’ questa una speranza viva e forse anche la vera ricetta per uscire da questa crisi.

Franco Portelli

uciim convegno

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