Attualità

I VESCOVI DI BROOKLYN E SALT LAKE CITY IN VISITA A RAGUSA

Religiosi americani , accompagnati da John Kavin Appleby, direttore del settore Migratorio della Conferenza americana dei Vescovi cattolici, sono giunti nel territorio ibleo. La visita si innesta nell’ambito di un progetto che studia l’accoglienza agli immigrati.

A guidarli nel loro percorso di studio è stato il presidente della Fondazione San Giovanni Battista, Tonino Solarino. “Lavoriamo da anni – spiega Solarino – nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione dei richiedenti asilo attraverso la gestione di progetti facenti capo al Sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. Ringraziamo i nostri ospiti per la loro presenza e ci auguriamo che possano portare negli Stati Uniti elementi utili tra quelli visti a Ragusa”.

“Siamo venuti fin qui – afferma Di Marzio – perché come membri della Conferenza americana dei Vescovi cattolici volevamo rappresentare la situazione dei migranti al governo americano. È difficile fare arrivare notizie in America sul tema. Dopo la chiusura del Centro di Lampedusa, infatti, manca il clamore mediatico che ci permetteva di monitorare la situazione”.

 

“Il sistema Sprar – sottolinea Appleby – è quello che più somiglia al sistema americano che predilige accogliere direttamente i rifugiati dopo averli riconosciuti tali nel loro paese di origine”. “Vogliamo osservare – aggiunge Wester –come l’Italia e l’Europa trattino i migranti africani che attraversano il Mediterraneo e le modalità di identificazione e riconoscimento dello status di rifugiato. Può essere interessante capire se tale modello può essere riportato negli Stati Uniti”.

“La caratteristica di questo territorio – spiega il vescovo Urso – è l’accoglienza. Quando si verificano fenomeni di resistenza verso lo straniero, sono solo episodi minimi e sporadici. È comprensibile che i nostri amici statunitensi abbiano scelto di venire proprio a Ragusa  per verificare sul campo la situazione che vivono tanti migranti, ma anche gli operatori dell’accoglienza. Siamo i primi a soffrire, tuttavia, quando ci rendiamo conto che le attuali contingenze economiche non permettono di fornire in pieno le risposte che desidereremmo dare”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.