Attualità

A Comiso la terra dei fuochi

Nuvole dense che filtrano dal sottosuolo, coltri grigie che sembrano spuntare dal nulla quasi fosse un girone infernale, spandono un fumo acre, un odore nauseabondo per oltre diecimila metri quadrati, mentre poco lontano si coltivano ortaggi e comincia il centro abitato. Non è la Campania e non è la Terra dei Fuochi, non è Acerra e non è un lembo di terra noto per essere stato infettato dai rifiuti tossici: siamo aComiso, in provincia di Ragusa, estremo punto sud orientale della Sicilia, tra i campi di pomodoro e i vigneti iblei, a pochi metri dall’aeroporto intitolato aPio La Torre. Qui, sulla strada provinciale 7, c’era unacava, quella di contrada Porrazzitto, dove si estraeva soprattutto la pietra: da almeno un lustro, però, ha esaurito la sua produzione ed è stata chiusa. Cosa ci sia finito dentro a quella cava, dopo la chiusura, rimane oggi un mistero. Qualcosa, però, in quel buco nero è stato nascosto. Qualcosa di pericoloso, probabilmente di tossico, perché da qualche mese, dal terreno, esce del fumo, una coltre grigia che emana un odore disgustoso. “Accade soprattutto la sera, ma anche la mattina presto” spiegano gli abitanti della zona. Che da qualche settimana sono preoccupati.

Perché dopo i sopralluoghi senza risultati dei vigili del fuoco, alla cava sono arrivati i tecnici dell’Arpa: e le prime analisi hanno dato risultati poco rassicuranti. I rilievi sui fumi segnalano la probabile presenza di diossina: dati che fanno ipotizzare la presenza nel sottosuolo di rifiuti di origine plastica e “di sostanze altamente contaminanti, alcune delle quali cancerogene qualiidrocarburi policiclici aromatici, composti organici clorurati, furani e policlorobifenili possibiliprecursori di diossine” , recita la nota dell’Arpa. Qualcuno ha probabilmente interrato in quella cava veleni industriali provenienti da chissà dove. Materiale che potrebbe essere tossico, nascosto nella cava, poi sigillata con una colata di cemento, e che adesso ha iniziato a bruciare nel sottosuolo: è il fenomeno chimico della combustione sotterranea. Il risultato sono quei fumi che arrivano dal terreno, ma per i tecnici dell’Arpa il pericolo potrebbe essere maggiore: la zona infatti è praticamente contigua al centro abitato, ed è limitrofa a diversi campi coltivati. In più, Comiso è tra le città più ricche di falde acquifere della provincia di Ragusa: fonti che arrivano ad irrigare la vicina Vittoria, Acate, zone ad alta densità di coltivazioni agricole. “Le falde acquifere – avvisano sempre i tecnici dell’Arpa – potrebbero essere contaminate dalla veicolazione degli inquinanti determinata dalle piogge”. Come dire che l’intera zona rischia di bere acqua inquinata e a mangiare ortaggi coltivati in terreni contaminati da diossina.

La relazione dell’Arpa, intervenuta lo scorso 2 ottobre, è finita sul tavolo del prefetto di RagusaAnnunziato Vardè che il 25 novembre ha convocato un vertice con il sindaco di Comiso Filippo Spadaro, i vigili del fuoco e la polizia provinciale, incaricata delle indagini sul caso. A ottobre infatti alla procura di Ragusa era arrivato un esposto, da parte dell’associazione “No Terra dei Fuochi Comiso”: i cittadini chiedono agli inquirenti d’indagare sull’origine di quei fumi nella cava, e di bonificare la zona. Il sindaco di Comiso, comune in dissesto finanziario, ha potuto fino ad oggi soltanto tamponare la situazione inviando camion di sabbia e terra per bloccare la fuoriuscita dei fumi tossici. “Tali misure, per quanto necessarie e preliminari, non possono essere intese come reale operazione di bonifica dell’area” dice però Erasmo Palazzotto, deputato di Sel che ha già pronta un’interrogazione parlamentare sulla vicenda al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

La proposta di bonificare l’intera zona a suo spese, è arrivata al comune da parte di Franco Caruso, l’imprenditore che gestiva la cava in comodato d’uso(il terreno è infatti di proprietà di diverse persone). Dal comitato “No Terra dei Fuochi” però protestano: “Non spetta all’imprenditore bonificare, non ne ha le competenze: vogliamo sapere cosa è stato nascosto lì sotto”. Parti di quel terreno infatti erano state sequestrate tra il 2009 e il 2010 dalla procura di Gela: un’indagine che coinvolgeva alcuni imprenditori gelesi. Sullo sfondo spunta l’ipotesi deltraffico illegale di rifiuti: materiale tossico nascosto illecitamente con il bene placido delle associazioni criminali. Se per Cosa nostra e per la Camorra i veleni delle industrie erano oro, adesso a Comiso i cittadini hanno paura, perché quelle nubi che spuntano dal nulla continuano a puzzare, mentre nel sottosuolo qualcosa continua a bruciare: rifiuti che contengono diossina, elementi forse cancerogeni. Se abbiano già contaminato le falde acquifere è ad oggi un’informazione sconosciuta, come pure un mistero rimane l’identità di chi li ha nascosti in quel buco nero mettendo a rischio la salute di un’intera comunità.

Fonte i quaderni dell’oracomiso

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