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Perché il ponte Costanzo non è come il Morandi

Il ponte Costanzo – dal nome della ditta che ne curò la realizzazione – era il ponte più alto d’Italia (168 metri) e rientra tuttora nella top ten. Fu costruito, come il viadotto Polcevera, con i pilastri in cemento armato gettati in opera e le campate in cemento armato prefabbricato. E’ lungo poco meno di un chilometro. Ma le somiglianze con il “cugino” genovese, il ponte Morandi rischiano di terminare qui. Il vice-presidente del consiglio dell’Ordine Regionale degli Ingegneri, Vincenzo Dimartino, chiarisce subito alcuni elementi: “Nella tipologia costruttiva dei due ponti ci sono differenze sostanziali. La prima, e la più evidente, è che il ponte di Genova fosse “strallato”, ossia sorretto da quei tiranti che lo rendono simile per molti versi al ponte di Brooklyn. E quindi, per tipologia, riceve sollecitazioni dinamiche notevoli e usuali. Mentre per un ponte semplicemente “poggiato”, come il Costanzo, le sollecitazioni dinamiche sono solo un effetto secondario e vanno considerate in caso di sisma. Ma questa è un’altra storia”.
Al di là del nome del progettista, Genova e Modica sembrano avere in comune ben poco da un punto di vista strutturale. Le cattive abitudini, che quasi mai diventano preoccupazioni reali (finché non si materializzano catastrofi), sono altre: “I ponti progettati negli anni ‘60 o ’70 – insiste Dimartino – seguivano una normativa diversa. Al passaggio di automezzi, ad esempio, era consentito un carico massimo di venti tonnellate. Un mezzo moderno, per intenderci, ne pesa sessanta. Inoltre, sono notevolmente aumentati i volumi di traffico. A Genova passavano 25 milioni di automezzi l’anno, circa 80 mila al giorno. Così come sono cambiate le velocità di crociera, in funzione dell’evoluzione dei veicoli. Quando oggi viene inaugurato un nuovo ponte – conclude l’ingegnere nel suo ragionamento – il collaudo viene fatto secondo la normativa vigente, che impone standard diversi rispetto a 50 anni fa”.

Fonte; https://www.buttanissima.it

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