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Sicilia,scuole poco sicure per Federconsumatori

Dall’anagrafe Regionale Edilizia Scolastica, riportati in un articolo sul Quotidiano di Sicilia del febbraio scorso, su 3.869 edifici scolastici presenti in Sicilia ben 2.902 (praticamente tre su quattro) non sono a norma antisismica.

Sempre dagli stessi dati apprendiamo che il 71% delle scuole siciliane non ha il certificato di agibilità e che il 56% non ha il certificato antincendio.

L’unico dato in cui la percentuale di scuole a norma è superiore a quello delle scuole fuori legge è quello relativo al certificato di conformità dell’impianto elettrico: il 57% delle scuole siciliane ne è dotato.

“Sono dati a dir poco preoccupanti – commenta il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa – che non scandalizzano nessuno solo perché, purtroppo, ormai siamo ampiamente abituati al fatto che i nostri ragazzi facciano lezione in edifici non sicuri”.

In merito a questo problema Federconsumatori ringrazia l’Amministrazione Regionale per aver accelerato i tempi e pubblicato in fretta la graduatoria che permetterà di spendere 272 milioni di euro del Piano per l’edilizia scolastica e la graduatoria relativa al Piano straordinario di interventi per l’adeguamento antincendio.

“E’ un primo, ma necessario, passo per avviare i cantieri e mettere a norma almeno qualche istituto – commenta La Rosa – e speriamo che siano finanziati anche altri interventi per mettere in sicurezza le scuole siciliane”.

Infine, Federconsumatori Sicilia non può che ritenere inaccettabile il recente dato pubblicato dal sito web Tuttoscuola.it riguardante l’abbandono scolastico nella scuola secondaria superiore: secondo i dati la Sicilia è terza in Italia (peggio di noi solo Sardegna e Campania) per numero dei ragazzi che abbandonano la scuola prima del termine naturale degli studi.

Nella nostra Regione il 29,2% degli iscritti a un istituto superiore non si diploma (ogni anno sono in media 22.643 alunni).

“Questo dato – conclude La Rosa – è il chiaro sintomo che in Sicilia c’è una scollatura tra la società, la scuola e il mondo del lavoro e che terminare gli studi non è visto dai ragazzi, né da molte famiglie, come un’occasione di migliorare la propria posizione sociale e la propria vita. Continuando così, però, la nostra terra brucia il suo futuro”.

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